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P.C.M. Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie

Il Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, riorganizzato, ai sensi del Decreto del Ministro per gli affari Regionali e le autonomie 1.9.2016, è la struttura di supporto che opera nell’area funzionale dei rapporti del Governo con il sistema delle autonomie, di cui il Presidente del Consiglio dei Ministri, ovvero l’Autorità politica delegata (Ministro o Sottosegretario) si avvalgono per l’esercizio delle funzioni previste D. L.gs 30.07.1999, n. 303, nonché dal DPCM 1.10.2012, come modificato dal DPCM 7.6.2016, e dalle altre disposizioni di legge o di regolamento. Assicura, altresì, le funzioni di segreteria della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano e, nell’esercizio di tali funzioni, opera alle dipendenze funzionali secondo gli indirizzi del presidente della Conferenza (D. L.gs 28.08.1987, n. 281. Il Capo del Dipartimento cura l'organizzazione e il funzionamento della struttura e risponde della sua attività e dei risultati raggiunti in relazione agli atti di indirizzo politico e agli obiettivi strategici fissati dal Ministro. Il Capo Dipartimento fornisce il necessario supporto al Ministro nell’esercizio di funzioni concernenti i rapporti con gli organi dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa, con le organizzazioni internazionali, con i Paesi europei ed extraeuropei in materia di rapporti con il sistema delle autonomie e nelle altre materie oggetto della delega di funzioni. Il Dipartimento si articola in quattro Uffici che nel complesso trattano le seguenti materie: politiche urbane e della montagna, modernizzazione istituzionale e attività internazionale delle autonomie regionali e locali, autonomie speciali, l’esame di legittimità costituzionale della legislazione delle Regioni e delle Province autonome, coordinamento delle attività della segreteria della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, affari giuridici, autonomie locali, minoranze linguistiche e la comunicazione.


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martedì, 22 maggio 2018

12:00
13:30

Le Scienze comportamentali nella Pubblica Amministrazione: testimonianze e riflessioni di un percorso sperimentale sull’applicazione di nuove tecniche organizzative.[ws.118]

Stand: Sala presso Area Expo Presidenza del Consiglio dei Ministri

Le Scienze comportamentali sono da considerarsi come protagoniste di un nuovo varco verso un modo di amministrare alternativo, facendo leva su meccanismi psicologici e relazionali che sono presenti in ogni momento dell’attività pubblica e privata, quando si deve negoziare, cooperare, coordinare.

Dall’America all’Europa, il passo della crescita delle teorie comportamentali nell’ambito delle attività istituzionali ha avuto un incremento rilevante.

Dirigenti e funzionari della Presidenza del Consiglio dei Ministri e di altre Amministrazioni pubbliche hanno realizzato un percorso formativo fondato sulle applicazioni delle scienze comportamentali rispetto al decision making amministrativo, basandosi su approcci innovativi, che permettono di considerare nuovi modelli e processi decisionali degli individui e dei gruppi, delle organizzazioni e delle amministrazioni.

Il workshop, segna un interessante momento di scambio di testimonianze, di esperienza vissuta durante il percorso formativo sia nel valutare progettualità sperimentali ed esclusive che nel condividere una esperienza che punta verso l’alba di una nuova cultura organizzativa.

In particolare il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie della Presidenza del Consiglio, nella figura dei vertici istituzionali, ha colto l’importanza di un nuovo processo evolutivo istituzionale, da valutare nel rispetto delle leggi e dei meccanismi procedurali attuali, con il fine di offrire una alternativa organizzativa che tuteli gli interessi pubblici.

A causa delle numerose registrazioni, le iscrizioni sono state chiuse.

 

giovedì, 24 maggio 2018

09:30
10:45

Le frane, elementi di fragilità delle aree interne montane[ws.90]

Stand: Sala presso Area Expo Presidenza del Consiglio dei Ministri

Circa un terzo del totale delle frane che si verificano nel nostro Paese è costituito da fenomeni a cinematismo rapido (crolli, scorrimenti e valanghe di roccia, colate rapide e scorrimenti di fango e detrito) che, per via delle elevate velocità ed energie in gioco, spesso comportano gravi conseguenze anche in termini di perdita di vite umane. Stante la variabilità dei movimenti franosi in questione, risulta necessario sviluppare un approccio multi-metodologico che, al variare della tipologia di dissesto, sia di supporto alla definizione di misure efficaci volte alla riduzione del rischio connesso. Per quanto concerne le grandi frane in roccia, assume un ruolo fondamentale la corretta previsione dello sviluppo nel tempo dei processi deformativi di versante. Per questo motivo, in questo studio si stanno effettuando analisi di serie temporali di deformazione/spostamento, dedotte da immagini satellitari ottenute tramite tecniche avanzate di interferometria SAR, con l’obiettivo di stimare il tempo di rottura del versante in tre differenti casi di studio: Monte Vettore e Vettoretto (RI), Poggio Baldi (FC) e Mount Lamet presso Moncenisio (TO). Nel caso di movimenti franosi superficiali indotti da pioggia assume invece particolare rilevanza l’attività di ricerca volta alla definizione di scenari d’innesco. Nel presente lavoro i suddetti scenari si stanno valutando tramite analisi di suscettibilità alla scala di bacino effettuate con l’ausilio di modelli numerici fisicamente basati, supportati da prove di laboratorio in canaletta sperimentale su modelli di pendio in condizioni parzialmente sature. Per questa serie di analisi è stata scelta come area di studio quella del bacino idrografico di Monterosso (SP), situato nel Parco nazionale delle Cinque Terre e particolarmente propenso al verificarsi di questi processi di instabilità gravitativa.

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