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Valutazione delle performance, organizzativa ed individuale, della PA

di Giovanni Urbani*

Nel corso dell’evento di FORUM PA 2018 della prima giornata, dal titolo “La valutazione delle performance della PA: un primo bilancio dopo le riforme”, sono emersi numerosi spunti di riflessione propositivi, che hanno costituito la base per la redazione di una prima versione del capitolo “Nuovi processi per la PA abilitante” del Libro bianco sull’innovazione della PA.

Hanno partecipato al convegno da me moderato: Luca Cellesi (Dir. – Ufficio per la Valutazione della Performance, DFP), Antonio Meola (Segretario Generale – Città metropolitana di Napoli), Adriano Scaletta (Coordinatore valutazione performance – ANVUR), Leonardo Cannavò (Professore Ordinario – Università La Sapienza Roma), Piera Magnatti (Economista – Lepida S.p.A.).

Gli attori dell’incontro hanno fatto un primo bilancio sulla introduzione della valutazione delle performance in Italia negli ultimi anni (cd Riforma Brunetta e rivisitazione Madia) ed il tentativo del convegno è stato riuscire a far emergere meglio le soluzioni urgenti, che tutti sentiamo, da adottare rapidamente, come le correzioni.

Valutare le performance, organizzativa ed individuale, non significa semplice osservanza di procedure, ma capacità di produrre cambiamento in avanti per tutti, superando anche la cooptazione, tutta italica, che ha da tempo dimostrato nei fatti come in generale siamo più “amici e parenti” che cittadini responsabili.

Le riforme degli ultimi anni hanno permesso di fare passi in avanti, anche se per permettere di elevare la pubblica amministrazione italiana occorre certamente liberarla da pesi che, più che normativi, sono organizzativi e comportamentali. Di questa necessità macro dovrà tener conto subito il nuovo Governo.

Opinione diffusa tra i relatori è che in Italia la valutazione delle performance viene fatta spesso male, per ‘Amministrazioni distratte’ che la percepiscono come dovere quando va bene, e come strumento retorico quando va male.

In questa situazione, stagnante nella mediocrità, ci sono solo due possibili strade:

  • proseguire così, rifiutando e anzi temendo ogni cambiamento, perché è bella questa gratificante autoreferenzialità;
  • cambiare: ad esempio coltivare un luogo dove i valutatori imparino; dove i valutatori affinino metodi e strategie; dove si possa parlare di “scambio” valutativo e di etica valutativa; dove si intreccino relazioni e si sviluppi capitale sociale tra tutti coloro che sono coinvolti a diverso titolo nel processo valutativo.

Fondamentale per la crescita del paese diventa pertanto la diffusione della cultura della valutazione, con azioni sinergiche a tutti i livelli, iniziando con la formazione mirata fin dalle scuole.

“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. È da questa massima di Seneca che bisogna partire per capire l’azione da perseguire per la realizzazione di una valutazione efficace nella p.a.
E il concetto di Seneca? Come il marinaio che si prepara a solcare il mare con la propria imbarcazione, chiunque intende ottenere qualcosa dalla vita deve individuare una meta, deve stabilire dove vuole andare. Per chi non sa dove vuole andare è più facile perdersi ed essere trascinato qua e là dagli eventi, come accade al navigatore inesperto, che parte all’avventura senza aver studiato un percorso.

In un processo mondiale di crescente competitività del sistema, si gioca sempre di più, oltre che su fattori interni all’economia su condizioni esterne, sia in termini di dotazioni infrastrutturali/materiali che immateriali/di sistema. Una pubblica amministrazione che funziona è una pubblica amministrazione che sa valutare e scegliere dove andare.

La valutazione delle performance, individuale ed organizzativa, è innovazione. E l’innovazione è il principale driver di sviluppo.

Dopo le questioni più importanti di sistema succitate, seguono in estrema sintesi ulteriori specifiche linee tematiche che sono:

  • In tutti gli Enti della PA, compresi i più piccoli, i valutatori delle performance devono essere esterni e competenti.
  • Rivedere requisiti ed elevare i limiti di partecipazione a più OIV nell’Elenco Nazionale DFP.
  • Tenere alto il livello etico della valutazione delle performance della pubblica amministrazione.
  • Ridurre drasticamente gli adempimenti amministrativi degli OIV che da valutatori si sono ridotti a burocrati produttori di report adempimentali.

Insieme agli altri colleghi che con me hanno raccolto la sfida nello scrivere, su invito dell’imprenditivo Presidente di FPA Carlo Mochi Sismondi, questo capitolo “Nuovi processi per la PA abilitante”, spero che si possa contribuire a rendere chiari e semplici alcuni aspetti della programmazione valutativa e più puntuali gli aspetti di cambiamento in avanti.

Questa esperienza è stata un’avventura affascinante, che ha arricchito tutti i suoi conduttori, per contaminazione, al di là del proprio mandato e delle capacità personali.
Mi auguro di offrire con gli altri uno strumento utile a quanti, per motivi diversi, hanno bisogno di indicazioni per migliorare la PA. Sono benvenute segnalazioni di carenze riscontrate da parte dei lettori, che potranno essere utili per un’eventuale futura riscrittura del Libro bianco sull’Innovazione (qui in consultazione sino al 15 settembre).


*Evaluator & Public Administration Manager

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