Torna a Eventi FPA

News

Photo by Alex Knight on Unsplash

Intelligenza artificiale e PA: impatti tecnologici, organizzativi ed etici

di Michela Stentella.

Il 25 aprile scorso la Commissione europea ha presentato la Strategia europea sull’intelligenza artificiale , un pacchetto di misure volte a rafforzare la competitività dell’Europa in questo campo, aumentando gli investimenti e fissando una serie di linee guida etiche. Sono stati annunciati fondi per 2 miliardi di euro per sostenere gli investimenti privati nel settore (1,5 miliardi nel quadro del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 e altri 500 milioni dal Fondo europeo per gli investimenti strategici). L’iniziativa dovrebbe mobilitare circa 20 miliardi da qui al 2020 con l’obiettivo di colmate un divario notevole rispetto ad altre aree del mondo: nel 2016 gli investimenti privati europei in Intelligenza Artificiale sono stati di 2,4-3,2 miliardi di euro, a fronte di 10 miliardi in Asia e 18 miliardi negli Usa. Del resto, alcuni Paesi europei si sono già mossi autonomamente: la Francia, per esempio, nel marzo scorso ha annunciato investimenti pubblici per 1,5 miliardi di euro in cinque anni.

Perché questa attenzione? Il primo ambito di discussione è quello occupazionale. Se il colosso della consulenza McKinsey ha previsto che una rapida adozione dei processi di automazione da parte delle aziende potrà portare, da qui al 2030, al licenziamento di 800 milioni di persone, dall’altro lato secondo i numeri della Commissione europea i posti di lavoro creati in Europa dall’IA sono già 1,8 milioni, con una crescita annua del 5% a partire dal 2011. Insomma, il lavoro si trasforma: l’automazione non fa solo perdere posti di lavoro ma ne crea anche di nuovi. Si tratta di un fattore tecnologico abilitante in grado di sollevare le persone dai compiti più semplici per ricollocarle su task dal valore più alto. L’importante è saper cogliere questa opportunità, in termini di investimenti, ricerca, competenze.

E il mondo della PA? Come impatta l’IA sul settore pubblico? In Italia questa discussione non è al punto zero. L’AgID ha lanciato una task force sull’Intelligenza Artificiale che ha dato vita a un Libro bianco, frutto del lavoro svolto dalla task force, dalla community aperta su AI.Italia.it e dal successivo percorso di consultazione pubblica (qui la versione presentata a marzo 2018 ). Sono stati inoltre messi a disposizione 5 milioni di euro per lo sviluppo di progetti pilota per le Pubbliche amministrazioni che risponderanno alle raccomandazioni contenute nel Libro bianco. Un’iniziativa importante perché riconosce la centralità del tema IA non solo per le imprese private ma anche per la PA, dove esistono già esempi di applicazioni di questa tecnologia (nel campo scolastico, giudiziario, sanitario, nella sicurezza, nella gestione delle relazioni coi cittadini, nei nuovi diritti di cittadinanza digitale).

Di tutto questo si è parlato a FORUM PA 2018 in occasione del convegno “L’Intelligenza artificiale per la PA e i servizi pubblici” organizzato in collaborazione con AgID e moderato da Federica Meta. La domanda di partenza è stata: come sviluppare una strategia efficace d’approccio all’IA affinché risponda a obiettivi ed esigenze delle PA (snellimento burocratico, trasparenza, miglioramento dei servizi, riduzione dei costi, etc)?

Ecco qualche pillola dal convegno, di cui sono disponibili tutti gli atti (registrazioni audio e presentazioni) .

L’IA può fare molto per la PA, sia a livello di processi centralizzati sia a livello locale, ma è necessario avviare una serie di azioni, una politica di investimenti tecnologici, di investimenti in formazione, ma anche in risorse di tipo computazionale e informativo per abilitare la nascita e l’applicazione di queste tecnologie e paradigmi nella Pubblica amministrazione. Un percorso non semplice, ma i cui benefici sono evidenti, perché l’IA può aiutarci a recuperare un po’ di ritardo accumulato su grandi progetti della PA, che riguardano sia l’integrazione dei sistemi di back office che lo sviluppo di un diverso dialogo con il cittadino. Questo il commento di Guido Vetere, Professore dell’Università Marconi di Milano e componente Task Force AI AgID, intervenuto in apertura di convegno.

Gli aspetti etici dell’IA sono stati invece al centro dell’intervento di Padre Paolo Benanti, teologo e docente dell’Università Gregoriana. L’intelligenza artificiale supera il paradigma classico dell’informatizzazione e pone nuove sfide all’interno della relazione uomo-macchina. La macchina, infatti, risponde in una maniera che non è sempre prevedibile da parte di chi l’ha messa in opera. Questa risposta dipende non solo dai dati su cui lavora, ma anche dal modo con cui è stata addestrata a lavorare su quei dati, il che pone un problema etico: la macchina fa delle scelte e compie delle azioni che vanno al di là del controllo umano e, soprattutto in ambito pubblica amministrazione, queste scelte impattano direttamente sulla vita del cittadino. Quali sono le risposte etiche che stiamo dando? Come possiamo giustificare le risposte delle macchine? Quali algoritmi le regolano? È proprio vero che più dati uguale più informazione e conoscenza?

Il punto di vista di un’azienda che opera in questo campo è stato offerto da Christian Parmigiani, Chief Marketing Manager di 4ward. Entro il 2020 – ha sottolineato – la quantità di dati digitali che verrà prodotta in un solo anno sarà equivalente ai dati che sono stati creati dall’inizio della storia dell’informatica. L’essere umano non può da solo trarre valore da tutto questo patrimonio. Noi conviviamo ogni giorno con l’intelligenza artificiale, anche senza accorgercene. Se invece entriamo nelle amministrazioni c’è ancora molta distanza da colmare. È fondamentale la collaborazione tra pubblico e privato per creare percorsi virtuosi e ottimizzare i processi. Anche i servizi pubblici devono avvicinarsi alle abitudini che ormai abbiamo adottato come utenti privati.

Piero Poccianti, Presidente dell’Associazione italiana per l’Intelligenza artificiale, ha sottolineato come le macchine siano strumenti che, se progettati o usati in maniera non adeguata, possono farci del male. Oggi abbiamo un unico modello economico, ma vogliamo davvero applicare a questo modello l’IA? Non vogliamo prima cambiare il paradigma e definire nuovi obiettivi? Chi e come sviluppa gli algoritmi influisce sulle scelte delle macchine e di questo dobbiamo tenere conto.

Marco Bani, Capo Segreteria Tecnica di AgID, si è soffermato infine sul Libro bianco AgID, sottolineando come questo voglia essere uno stimolo per aumentare la consapevolezza sull’IA. Questo documento non vuole fornire una strategia di governo, ma vuole essere uno spunto per ogni amministrazione, un invito a riflettere su un tema che, se ben governato e compreso, può davvero offrire importanti opportunità al miglioramento del rapporto tra cittadini e PA. Bani si è soffermato anche sul tema delle competenze, su cui è indispensabile investire senza timore di perdere posti di lavoro, anzi per essere pronti a cogliere le nuove sfide occupazionali aperte dall’IA.

Photo by Alex Knight on Unsplash