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Ridurre gli errori e agire per innovare nella pubblica amministrazione

di Patrizia Fortunato.

Il blocco delle spese informatiche del 50% come obbligo di bilancio degli enti locali, previsto per la seconda volta nella legge di Stabilità, produce l’impatto di una mancata innovazione nella PA. Eppure, l’unica via per la crescita digitale del nostro Paese potrebbe essere eliminare il vincolo di spesa ICT: ne è un fermo sostenitore Giacomo Angeloni, Assessore all’Innovazione del Comune di Bergamo, che qui ci restituisce una sua riflessione.

Cosa abbandonare: il blocco del 50% delle spese informatiche nei comuni e la soglia limite di 3000 euro per l’utilizzo del denaro contante

Metterei in positivo la norma del blocco del 50 % delle spese informatiche. Farei una mossa virtuosa e proporrei che i risparmi dati da software gestionali innovativi, ad esempio penso ai risparmi delle spese postali legati all’immaterializzazione, vengano obbligatoriamente investiti in nuovi software.

Ritornerei indietro anche sul vincolo limite di 1000 euro per i pagamenti da effettuare in contanti. Abbiamo provato imbarazzo rispetto alle scelte fatte dal Governo nell’elevare la soglia per l’utilizzo del denaro contante da 1000 a 3000 euro, questo nel pieno del lavoro che Bergamo stava facendo per l’installazione del sistema cashless. Occorre dare una svolta al Paese, è il caso che si inizi a lavorare seriamente per promuovere l’utilizzo del denaro elettronico e mettere il cittadino nelle condizioni di poter scegliere anche per gli adempimenti verso la pubblica amministrazione. In Italia stanno aumentando i pagamenti digitali, soprattutto quelli legati all’e-commerce, ma in Europa siamo ancora il fanalino di coda.

Molto si sta facendo per l’implementazione gestionale dei pagamenti elettronici e l’adesione dei Comuni, con tutti i temi legati alla rendicontazione delle entrate, su cui io farei, ripeto, una valutazione diminuendo la soglia dei 3000 euro.

Occorre valorizzare le tre sfide del digitale: Spid, ANPR, PagoPa

AgID e il nuovo Ministero che se ne occuperà devono fare di tutto per rendere più semplice l’accesso a Spid e distribuire i Fondi del PON Governance per alfabetizzare i cittadini ai nuovi servizi digitali. Avere una identità digitale unica è un traguardo importantissimo, è necessario continuare nella direzione degli investimenti fatti fino adesso.

La stessa riflessione vale per pagoPA. In questo momento c’è molta confusione, non si è in grado di integrare i Comuni al Sistema. Nella fase in cui attivare i tre strumenti digitali, è necessario che AgID e il Governo siano di supporto reale ai Comuni, spesso lasciati soli nel loro lavoro.

C’è un altro tema che a me sta a cuore ed è quello dell’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR). Noi saremo uno dei primi comuni capoluoghi della Lombardia a entrare nella ANPR e questo ci fa piacere, ma bisognerà mettere dei paletti perché tutti entrino nel sistema. Su questo intravedo due azioni: il Governo dovrà mettere degli step e delle obbligatorietà (un po’ come si sta facendo per le carte identità elettroniche).

C’è un tema, legato al contesto anagrafe, che secondo me è dirimente e che esprime il livello di attenzione all’innovazione nel nostro Paese.

Abbiamo 110 capoluoghi di provincia in Italia, tutti questi comuni e altri sono obbligati ogni anno a rinnovare o a monitorare i software gestionali delle anagrafi, sostenendo una spesa enorme e non solo. Molto spesso i comuni vengono presi in giro dalle software house perché per ogni modifica è richiesto un rimborso. Solo il comune di Bergamo spende circa 300mila euro l’anno.

Credo che l’ANPR possa essere l’anticamera per una gara unica e questa, secondo me, è la sfida dei prossimi anni. È necessario avere un unico luogo di archiviazione dei dati. Una gara unica consentirebbe che per ogni applicazione ci sia un tariffario definito: per Spid, per pagoPA, per la segnalazione della volontà di donare gli organi, per l’attivazione dei nuovi registri per le unioni civili e così via. Fra Assessori all’innovazione si lavora insieme e ci si rende conto che queste aziende fanno prezzi diversi da un paese all’altro: Brescia, Bergamo, Cremona. C’è la sensazione che ci stiano prendendo in giro e che da lì partano molte risorse che possono essere gestite meglio.

Una gara unica consentirebbe di avere un punto definito. Si pensi a quanto lavoro c’è dietro I rinnovi, alle gare, alla rendicontazione delle ore lavoro per le manutenzioni: queste risorse si potrebbero convogliare su altri servizi fissi, di protocollo generale, di gestione documentale. Tutti i comuni di Italia hanno un servizio di gestione documentale, un servizio anagrafe, non si capisce perché ognuno debba farsi la sua gara, senza contare che spesso nei comuni non ci sono le competenze per governarle. Provo a fare un appello all’intelligenza di chi arriverà: non deve essere buttato via tutto, senza guardare al raziocinio del provvedimento, solo perché l’ha fatto qualcuno non politicamente affine a noi.

Quindi la richiesta è di valorizzare quanto fatto in questi ultimi cinque anni: anagrafe unica, Spid e pagoPA sono punti che andrebbero valorizzati.

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