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Photo by hao wang on Unsplash

Apertura internazionale a FORUM PA 2018: Stephen Goldsmith e la sua visione

Sarà Stephen Goldsmith, uno dei massimi esperti mondiali in materia di pubblica amministrazione e nuovi modelli di government, ad aprire la prossima edizione di FORUM PA, con il keynote introduttivo del convegno “Quale PA per quale Paese? Un’ altra riforma o un cambio di paradigma?”, in programma il 22 maggio alle ore 10. Lo studioso americano – che ha coniugato l’attività istituzionale (ex sindaco di Indianapolis e vicesindaco della città di New York) e la carriera accademica (Direttore del Programma di innovazione delle Amministrazioni presso la Harvard University Kennedy School of Government) – ci offrirà la sua visione di un nuovo modello di governance nella PA, basato sullo sviluppo dei servizi pubblici e della capacità amministrativa attraverso l’outsourcing, le partnership pubblico-private e l’uso efficiente dei dati.

Questo sarà solo l’inizio di un evento ricco di stimoli e suggestioni: dopo il keynote di Goldsmith, un vivacissimo scambio di opinione tra aziende e amministrazioni pubbliche sul nuovo paradigma dell’open governance che si chiuderà con Luca Attias e Diego Piacentini protagonisti di un’ora di intervista (lo avevamo anticipato la scorsa settimana in questo articolo).

Ma chi è Stephen Goldsmith? Curiosi? Vi riportiamo il suo profilo per comprendere come mai in questa edizione abbiamo sentito il bisogno di ricorrere a lui.

Definito dal Wall Street Journal un “pioniere dei servizi pubblici”, Goldsmith è “Daniel Paul Professor of Government” e direttore delle Innovazioni nel Programma di Governo Americano presso la Kennedy School of Government di Harvard.

Attualmente dirige Data-Smart City Solutions, un progetto che valorizza gli sforzi delle amministrazioni locali nell’utilizzare i big data per scoprire e affrontare in modo preventivo i problemi civici. La piattaforma mette in evidenza le migliori pratiche, i migliori innovatori e i case study più interessanti in materia di data analytics. L’obiettivo del progetto è combinare i dati pubblici con quelli prodotti dagli utenti: dai dati aperti e analisi predittiva, a tecnologie di coinvolgimento civico per il miglioramento dei servizi.

Impegnato politicamente, Goldsmith ha ricoperto il ruolo di vice sindaco di New York sotto il mandato di Michael Bloomberg ed è stato anche il principale consigliere per la politica interna di George W. Bush nella campagna elettorale del 2000.

Sindaco di Indianapolis dal 1992 al 2000, si è affermato come uno dei leader del paese nelle partnership pubblico-private, nella competizione e nella privatizzazione. Durante la sua amministrazione ha infatti avviato una importante azione di revisione della spesa pubblica e di semplificazione arrivando a risparmiare oltre 400 milioni di dollari. Ha poi reinvestito i risparmi nella sicurezza pubblica e implementato un programma di miglioramento delle infrastrutture da $ 1,3 miliardi chiamato Building Better Neighborhoods.

Il suo ultimo libro “A New City O/S: The Power of Open, Collaborative, and Distributed Governance”, scritto con Neil Kleiman, docente alla New York University, presenta una teoria “intrigante”. Definisce infatti un nuovo sistema operativo (O / S) per le città. In un momento in cui la fiducia sta calando precipitosamente e il governo (nel caso americano) è caduto in uno stato di stallo di lungo termine, il governo locale può essere ancora efficace, anzi più efficace e persino più sensibile alle esigenze dei suoi cittadini. Sulla base di decenni di esperienza diretta e anni di studio di modelli di successo in tutto il mondo, gli autori propongono una “governance distribuita”, che consentirà ai funzionari pubblici di mobilitare nuove risorse e idee da fonti non convenzionali, fornendo ai dipendenti le informazioni necessarie per trovare soluzioni preventive ai problemi più comuni.


È del 2010 invece “Governare con rete”, scritto da Goldsmith con William D. Eggers, Direttore della Deloitte Research (Settore pubblico) e Senior fellow del Manhattan Institute for Policy Research, che fu ospite a FORUM PA 2014 proprio per discutere di nuovi modelli di gestione e policy making. È questo infatti il focus della loro pubblicazione: come gestire l’attuale passaggio da un sistema tradizionale di fornitura di servizi, basato sulla pubblica amministrazione e su gerarchie verticali, a uno “orizzontale”, che lega assieme una pluralità di soggetti pubblici, privati e non-profit. Un cambiamento evidente anche in Italia perché, come abbiamo scritto spesso su queste pagine, città e territori sono diventati fucine di innovazione: dal welfare sussidiario, alla mobilità, dalle soluzioni per la salvaguardia dell’ambiente e la sostenibilità energetica al ritorno della produzione artigiana attraverso i fab lab, dai social network di prossimità alla gestione innovativa dei beni comuni.

Nello stesso anno con Tim Burke and Gigi Georges, Goldsmith pubblica “The Power of Social Innovation: How Civic Entrepreneurs Ignite Community Networks for Good”, testo che riporta esempi di leader civici e imprenditori e il ruolo di catalizzatore che ciascuno svolge nel trasformare i sistemi di erogazione di servizi sociali di una comunità. Basato sull’esperienza di Goldsmith, oltre che su ricerche approfondite e interviste con oltre 100 leader di spicco del settore pubblico, privato e non profit, il libro offre a funzionari pubblici, imprenditori sociali, filantropi e cittadini delle indicazioni per guidare i cambiamenti sociali.

Temi cari a Goldsmith che già nel 2004 con “The Responsive City: Engaging Communities Through Data-Smart Governance”, scritto a quattro mani con Susan Crawford, voleva offrire una guida agli amministratori pubblici per l’impegno civico e la governance nell’era digitale, così da uscire dagli attuali paradigmi e affrontare collettivamente i problemi civici. Alla base, anche qui, il saper collegare l’analisi dei dati con gli input che arrivano da sempre dai piccoli gruppi per creare città più agili, competitive ed economicamente resilienti. Il libro riporta anche dei casi studio di città come New York, Boston, Chicago.

Queste le principali pubblicazioni, qui ricordiamo anche “Putting Faith in Neighborhoods: Making Cities Work through Grassroots Citizenship”; “The Twenty-First Century City: Resurrecting Urban America”. In cui si sostiene che le “patologie” sociali non devono essere affrontate da ampi programmi amministrati dal governo, ma da cittadini impegnati attivamente a rendere le loro comunità più sicure, più compassionevoli e più produttive.


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