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Partecipazione come diritto, uguale per tutti

di Michela Stentella.

Un vero e proprio Participation Act, che garantisca a tutti i livelli una quota ben precisa di nuovi strumenti di partecipazione per poter godere degli stessi diritti su tutto il territorio nazionale. Insomma, una specie di “FOIA della partecipazione”, questo ciò che vorrebbe dal nuovo governo Lorenzo Lipparini, Assessore alla Partecipazione, cittadinanza attiva e open data del Comune di Milano. Ed ecco la sua visione su quanto fatto negli ultimi anni in materia di partecipazione e trasparenza.

Cosa riprendere e sviluppare in tema di…Trasparenza. Il FOIA e la cultura dell’accesso

Nella produzione legislativa dell’ultimo governo è stato molto importante portare a compimento il Freedom of Information Act italiano che ha garantito degli standard e un diritto diffuso rispetto all’accesso ai documenti e alle informazioni della PA. Un’iniziativa forse ancora poco conosciuta, ma che ha creato i presupposti per poter lavorare in modo omogeneo tra amministrazioni centrali e periferiche, obbligando di fatto ad altissimi standard di trasparenza e conoscibilità dell’informazione. È un provvedimento che è partito da poco, che varrebbe la pena di far conoscere di più. Si dovrebbe anche monitorare maggiormente il suo grado di effettiva applicazione. Quello che andrebbe invece potenziato in materia di trasparenza e rendicontazione è un approccio che vada oltre queste pur importantissime novità legislative. Dobbiamo imparare a lavorare sulla trasparenza non solo ed esclusivamente perché siamo obbligati a farlo, ma perché siamo culturalmente orientati all’apertura verso i cittadini. Questo vuol dire non solo offrire il minimo indispensabile per l’accesso a dati e informazioni, ma anche un ambiente particolarmente confortevole per poter conoscere e fruire delle informazioni delle PA. Vuol dire lavorare molto da vicino con chi utilizza questi dati, dai gruppi più selezionati di giornalisti e imprenditori, che possono avere un interesse diretto nell’accesso agli atti, a un pubblico più vasto al quale vanno proposti percorsi più semplificati di accesso alle informazioni, offrendo ad esempio interpretazioni e letture dei dati. A Milano abbiamo cercato di farlo creando un nuovo ambiente all’interno del portale dei dati aperti, cosicché non fosse più esclusivamente una raccolta di dataset ma inserisse proprio questo elemento di visualizzazioni e di navigabilità, per avvicinare alla freddezza del dato un elemento immediatamente consultabile e leggibile dai cittadini. Abbiamo inoltre cercato di incontrare tutti i portatori di interesse, per fare in modo che il lavoro di apertura dell’informazione fosse guidato da chi ha più interesse a creare da questi dati un valore per le proprie attività.

Partecipazione. L’introduzione “incompleta” del dibattito pubblico

In questo campo una delle innovazioni più importanti è stata la previsione, nel nuovo Codice degli appalti, di una struttura simile a quella del débat public francese, importata anche in Italia per le grandi opere come strumento di conoscenza dei progetti e di prevenzione del contenzioso tra le amministrazioni, gli enti proponenti e i cittadini. È sicuramente un modello innovativo molto potente, anche questo orientato al paradigma dell’amministrazione aperta. Il limite è stato la tardività di questa previsione tant’è che non siamo arrivati a definire i decreti attuativi che la dovevano mettere in pratica e, quindi, non abbiano ancora esperienze di prime applicazioni del dibattito pubblico su grandi opere. A Milano, ancora una volta, abbiamo lavorato per portare a livello locale questo modello che ben si applica a grandissime opere che mobilitano importi molto importanti. Abbiamo pensato di attivare percorsi partecipativi di dibattito pubblico su opere più ridotte come importi e scala che ben si applicassero al modello cittadino. Stiamo avviando proprio adesso una sperimentazione per realizzare il dibattito pubblico su un’opera che ripensa completamente la struttura urbana di Milano: la riapertura nei navigli in città.

Cittadinanza digitale. SPID e l’identità digitale applicata anche alla sfera dei diritti

Molto importante l’investimento sul Servizio Pubblico di Identità Digitale, la chiave di accesso ai servizi digitali delle amministrazioni pubbliche, una sola password per poter parlare con l’amministrazione a livello centrale e periferico. Bisognerà estenderne l’utilizzo, rendendolo unico strumento di accesso in alcuni ambiti ed estendendolo anche a livello periferico, perché siano sempre di più le amministrazioni che se ne servono. Quello che credo possa essere fatto in futuro è riuscire ad utilizzare questo strumento non solo per quei servizi che generano un immediato beneficio gestionale da parte delle amministrazioni che se ne servono, ma anche per tutta la sfera dei diritti dei cittadini, a partire dai diritti di partecipazione. Questo vuol dire che il Servizio Pubblico di Identità Digitale e la presenza in rete dei cittadini dovrebbe essere riconosciuta anche quando si cerca di attivare processi partecipativi come il processo elettorale, i referendum, la raccolta firme per leggi di iniziativa popolare, e così via. Questo ancora non avviene, bisogna perciò fare modifiche normative che consentano il riconoscimento di questi diritti…oggi abbiamo il diritto alla PEC, il diritto a pagare tasse e multe on line, ma non abbiamo il diritto ad attivare processi di partecipazione. Bisogna fare in modo di mandare in soffitta la carta nell’ambito elettorale, l’unico ambito in cui è ancora richiesta per tutto. Vorremmo invece l’identità digitale e la digitalizzazione dei processi applicate anche alla sfera dei diritti. A Milano lo abbiamo fatto con il bilancio partecipativo, arrivato alla seconda edizione, un processo partecipativo particolarmente ampio e diffuso attraverso il quale i cittadini scelgono come impiegare diversi milioni di euro di risorse. Per poter fare il bilancio partecipativo l’ambiente in cui ci si trova è lo stesso dove si può andare a richiedere servizi e certificati, le credenziali per accedere sono le stesse e tra quelle riconosciute c’è anche SPID.

Cosa mettere ora in cantiere? Un vero e proprio Participation Act

È mancato un atto che garantisca a tutti i livelli una quota ben precisa e regolata di nuovi strumenti di partecipazione per poter avere le leve dei processi decisionali a livello centrale e locale e per poter godere degli stessi diritti su tutto il territorio nazionale. Oggi la situazione non è omogenea, io credo che nella dimensione della partecipazione e della rendicontazione serva la definizione di standard alti. Come per il FOIA, anche sul tema della partecipazione e della qualità dei servizi si deve sottolineare che i Comuni hanno degli obblighi nei confronti dei propri cittadini, come mettere a disposizione strumenti accessibili e rendicontare le proprie attività.

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