Torna a Eventi FPA

News

Photo by Anna Samoylova on Unsplash

Scuola: si lavori sull’inclusione

di Mirta Michilli, direttore generale Fondazione Mondo digitale – Cantiere Scuola digitale.

La scuola è un sentiero“. Con questo bel titolo, sintetico e diretto, Massimo Gramellini ha raccontato sulle pagine del quotidiano Corriere della Sera la storia di papa Nayak, che da solo “in due anni, giorno dopo giorno, con arnesi rudimentali, scava nella pietra per sette chilometri, sottraendo tempo al riposo e ai piaceri della vita”, una strada per andare a scuola. Un sentiero che permetta ai tre figli di sedere tra i banchi con i compagni senza rischiare la vita in un percorso lungo sei ore, tra andata e ritorno.

La storia di Nayak, che fa il fruttivendolo in un villaggio sperduto dell’India, ti entra nella testa. E ci rimane. Va dritta al senso delle cose e ti fa capire che la scuola viene prima di tutto, ovunque. Di scuola non si deve occupare solo il ministro dell’Istruzione, ma il nuovo governo tutto, perché anche in Italia – sì, anche in Italia – serve una strada per andare a scuola.

> Scarica il report 2017 del Cantiere Scuola digitale, edizioni ForumPA

Ce lo ricordano i dati sulla povertà assoluta e la povertà educativa (vedi Atlante dell’infanzia a rischio. Lettera alla scuola a cura di Treccani e Save the Children, novembre 2017). È la scuola la più potente misura di welfare per contrastare la povertà e le disuguaglianze. A scuola si decide il destino sociale delle persone. E solo con la scuola possiamo combattere l’ereditarietà della povertà educativa. Con la forza di papà Nayak.

L’investimento sulla scuola è anche la chiave per un futuro sostenibile. Lo sostengono economisti illuminati come Amartya Sen.

È arrivato un mese fa il documento della cabina di regia per la lotta alla dispersione scolastica e alla povertà educativa del Miur. Finalmente abbiamo un piano nazionale. “La scuola è spinta, per potere continuare a essere centro di apprendimento riconosciuto, a farsi vero laboratorium“. Ci stiamo provando, ormai da anni, con le nostre Palestre dell’Innovazione, che possono nascere ovunque, in ogni scuola, perché sono scalabili, configurabili, evolutive, inclusive. Ma che fatica! Tra bandi, avvisi, finanziamenti, PON, FSE POR ecc. non si riesce a trovare un modo per essere più “smart”, più “agili”. Ci sono misure per la scuola, che sono misure di “risanamento” per il paese, che avrebbero bisogno di una corsia preferenziale, una sorta di codice rosso. L’urgenza è una discriminante.

Qualità = inclusione. “Gli allievi arrivano tutti a risultati di eccellenza nel confronto internazionale se le scuole realizzano il massimo d’inclusione, cioè portano a terminare la scuola il 100 per cento degli allievi. Più una scuola non perde o scaccia i suoi alunni, disabili compresi, più i risultati di apprendimento brillano”. Lo scriveva Tullio De Mauro sulle pagine di Internazionale, e non si stancava di raccontarlo con le sue storie, fatte di appassionanti “Parole di giorni lontani” e poi lo dimostrava con dati e confronti internazionali. Ma quando pensiamo che il traguardo sia ormai vicino, si aprono impreviste crepe che allungano la strada, come il recente episodio che ha coinvolto il liceo romano Visconti. Non entriamo nel merito della questione, poi in qualche modo chiarita e rettificata [Scuola: preside Visconti, nessun classismo], ma sappiamo che sono ancora in molti a pensare che studenti con bisogni speciali e di origine straniera rallentino le attività didattiche in classe. Con le parole di Tullio De Mauro dobbiamo fare i conti. E ci serve tutto il coraggio di papà Nayak.

Ogni momento è buono per imparare. Continuiamo a perdere di vista la questione della formazione continua, che riguarda tutti. Tullio De Mauro ci ricordava che il 70 per cento degli italiani legge, guarda, ascolta, ma non capisce. In Europa l’Italia è quart’ultima nella graduatoria dei 25-64enni con livello di istruzione non elevato (secondaria inferiore), con una incidenza di adulti poco istruiti quasi doppia rispetto all’Ue28. In un certo senso, noi italiani, visti i bassi livelli di istruzione, siamo tutti ancora in età scolare, con un obbligo formativo da assolvere.

Come Fondazione Mondo Digitale siamo convinti che serva un nuovo modello educativo. Lo abbiamo messo a punto e chiamato Educazione per la vita. Intorno al modello abbiamo costruito un ecosistema. Siamo pronti a confrontarci per migliorarlo insieme.

Papà Nayak, consapevole di essere analfabeta, è però una persona educata che lotta per l’istruzione dei figli. Noi dobbiamo ancora mettere insieme educazione e istruzione, competenze e conoscenze. Da analfabeti di ritorno siamo diventati superficiali e abbiamo perso la responsabilità formativa, ci siamo dimenticati di essere comunità educante.

Ecco perché anche in Italia dobbiamo costruire una strada per andare a scuola. Senza lasciare nessuno indietro.

Photo by Anna Samoylova on Unsplash