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Photo by Carl Heyerdahl on Unsplash

Appalti, completare al più presto la riforma avviata con il nuovo Codice

di Paola Conio, coordinatrice tematica Patrimoni PA net.

Siamo alla vigilia delle nuove elezioni politiche e, quale che sia il Governo che si formerà dopo la prossima tornata elettorale, ci sono alcune cose che non dovrebbero essere dimenticate.

La leva degli appalti pubblici è un’arma estremamente potente per il rilancio dell’economia di un Paese e deve essere maneggiata con consapevolezza e attenzione, soprattutto in una congiuntura economica nella quale le risorse non sono illimitate e vanno allocate nel modo più efficiente possibile per ottenere risultati significativi. Qualunque schieramento si conquisterà il diritto (e l’onere) di governare per i prossimi anni la nostra Repubblica, non potrà fare a meno di affrontare il tema dell’affidamento dei contratti pubblici.

Da anni Patrimoni PA Net si occupa del tema, cercando di indagare i fattori critici del sistema e analizzare le possibili soluzioni. Potrebbero essere riempite centinaia di pagine con i risultati di questi approfondimenti, ma volendo limitarsi ad alcune sintetiche considerazioni da poter contare (letteralmente) sulle dita di una mano, queste ad avviso di chi scrive sono le cose che non andrebbero dimenticate.

> Scarica il Rapporto 2017 di Patrimoni PA net “Nuovi scenari per i servizi di gestione dei patrimoni pubblici. Dalla riforma degli appalti all’innovazione 4.0”

1. Non buttare via il bambino con l’acqua sporca

Quando si forma un nuovo Governo – poco importa se in continuità ideale o meno con il passato – si avverte sempre un’esigenza di cambiamento, la volontà di dare un segnale di rottura forte, che dimostri l’impegno a intraprendere una nuova strada, migliore della precedente, che possa condurre ai risultati promessi. Talvolta, però, questo encomiabile anelito porta con sé una spinta distruttiva che può rivelarsi estremamente dannosa.

Il rischio, come si suol dire, di buttare via il bambino con l’acqua sporca è in agguato.

Il nuovo Codice dei contratti pubblici ha probabilmente – e lo abbiamo detto in più occasioni – molti difetti, ma ha anche moltissime potenzialità. Cancellarlo sarebbe estremamente dannoso sia perché condurrebbe ad una nuova stagione di incertezze interpretative ed applicative ancor più grave di quella trascorsa, sia perché in molte parti il Codice riprende le dettagliate direttive europee in materia che, fintanto che l’Italia resterà in Europa, sono cogenti e non possono essere disattese dagli Stati membri, pena l’avvio delle procedure di infrazione.

Per il settore dei servizi, in particolare, il nuovo Codice è stato estremamente importante e ciò che davvero serve è che la riforma venga completata al più presto.

2. L’incompetenza fa più danni della corruzione

Uno dei pilastri del nuovo Codice, forse il più importante, è costituito dalla qualificazione delle stazioni appaltanti, dalla loro professionalizzazione e concentrazione. Che l’incompetenza faccia più danni della corruzione non è una boutade, molti studi serissimi condotti in tutto il mondo lo dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio. Fin quando questo aspetto della riforma non sarà attuato non vi potrà essere un reale cambiamento del sistema.

Oggi le norme europee e quelle italiane mettono a disposizione delle stazioni appaltanti una molteplicità di strumenti, alcuni molto complessi ma, tuttavia, indispensabili per l’acquisto di innovazione e la promozione della qualità.

Gli strumenti, tuttavia, non bastano. Certo se si ha a disposizione una tavolozza, moltissimi colori, tanti tipi di pennelli e di supporti sui quali dipingere sarà più probabile riuscire a realizzare un bel quadro se si è abili, competenti e in possesso di una buona tecnica. Ma se non si possiedono le competenze necessarie, probabilmente si resterà soltanto disorientati da tanti strumenti e non riuscendo a sfruttarne le caratteristiche, si rimpiangerà il tempo in cui avevamo davanti solo un foglio e una matita.

Adottare al più presto gli atti attuativi del sistema di qualificazione delle stazioni appaltanti e fare in modo che non si tratti solo di adempimenti burocratici ma di seri percorsi di crescita è indispensabile.

3. Niente nozze con i fichi secchi

Negli ultimi anni la crisi economica e la politica di austerità che l’ha accompagnata ci hanno abituato a leggere di riforme molto ambiziose che, grazie a non meglio chiariti eventi miracolosi, si sarebbero dovute realizzare “senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”.

Personalmente, nutro qualche perplessità sulla possibilità di cambiare il mondo a costo zero. Ogni importante processo di cambiamento necessità investimenti.  Nel settore dei contratti pubblici, che muovono punti importanti di PIL, potrebbe davvero valere la pena investire risorse per cambiare il sistema e poter così beneficiare, nel medio lungo periodo, di risparmi effettivi in termini di efficientamento dei processi, miglioramento dei risultati, ottimizzazione nell’allocazione delle risorse.

Cambiare il sistema non vuol dire scrivere un’altra legge. Significa attuare realmente la riforma che le disposizioni vigenti già prevedono.

Peraltro, sfruttando appieno le opportunità offerte dai fondi europei e le sinergie con il privato che il nuovo Codice cerca di valorizzare, l’impatto sui conti pubblici potrebbe risultare molto più lieve di quanto si potrebbe immaginare, oltre che certamente controbilanciato dalle ricadute positive.

4. Qualità, qualità, niente altro che qualità

L’importanza della qualità negli acquisti pubblici è stata affermata con forza dalle direttive europee e ripresa dalla riforma che le ha attribuito un vigore ancora maggiore. Lo spostamento netto dell’ago della bilancia verso la valorizzazione degli aspetti tecnici e qualitativi delle offerte piuttosto che verso la depressione sistematica dei corrispettivi riconosciuti agli offerenti ha rappresentato forse una delle maggiori conquiste del nuovo Codice.

E’ perciò fondamentale che non ci si fermi su questa strada. Invece di vagheggiare il ritorno ad un sistema certamente oggettivo e non discrezionale come quello del prezzo più basso, che tuttavia spingeva (ed ha spinto) le imprese verso una crisi economica spesso irreversibile, ha compresso e svilito i diritti dei lavoratori favorendo implicitamente comportamenti devianti e scorretti e ha alterato la competizione ogni qual volta non vi fosse un progetto definito in ogni aspetto così che realmente l’unica variabile fosse il prezzo, occorrerebbe invece adoperarsi per rendere sempre più efficaci, consapevoli e attendibili le valutazioni degli aspetti qualitativi.

Occorre incoraggiare (e anche formare) le stazioni appaltanti ad individuare criteri di valutazione delle offerte che realmente privilegino aspetti qualitativamente rilevanti ed effettivamente necessari, in modo che l’individuazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa sulla base del miglior rapporto qualità prezzo non resti un mero esercizio di stile.

Nel settore dei servizi l’aspetto qualitativo della prestazione è essenziale e dovrebbe sempre essere consentito agli operatori economici che partecipano alle gare pubbliche offrire alle stazioni appaltanti le migliori soluzioni progettuali e vederle effettivamente premiate.

5. La solitudine dell’innovatore

Un sistema che non supporta gli innovatori, che non li incoraggia a proseguire lungo le strade meno battute per riuscire ad ottenere risultati migliori di quelli che si sono sempre ottenuti è un sistema che non ha futuro. Un sistema che guarda gli innovatori con sospetto, che si trincera dietro la burocrazia difensiva, che avanza con lo sguardo sempre rivolto alle proprie spalle per trovare conforto nelle pratiche ripetitive e consolidate senza chiedersi se abbiano o meno dato buoni frutti e se possano essere migliorate, è un sistema già morto.

Le nuove direttive europee e il nuovo codice offrono moltissimi spunti nella direzione dell’innovazione, ma occorre un potente cambiamento culturale che aiuti gli innovatori a non sentirsi soli, osteggiati e indesiderati.

Occorre promuovere la condivisione delle buone pratiche e stimolare l’innovazione perché solo così si potrà effettivamente crescere.

Photo by Carl Heyerdahl on Unsplash